2006-11-11 - Agostino Tulumello
"Icone di tempo"
Agostino Tulumello
"icone di tempo"
Inaugurazione
11 Novembre 2006
alle ore 18
dall'11 al 25 Novembre
orario 18-20
11 Novembre 2006
alle ore 18
dall'11 al 25 Novembre
orario 18-20
Parusie del tempo: divagazioni all'opera di Agostino Tulumello
di Beniamino Vizzini
Qualunque sia il fine perseguito dal pennello di un pittore, come da
qualsiasi altro strumento nelle mani di un artista, il suo lavoro alla
fine avrà prodotto, siatene certi, un effetto inaspettato; nessuno, ne
tanto meno il suo incomparabile creatore, potrebbe o saprebbe in
anticipo prevederlo. Purché non siate convinti ammiratori dell'opera
nata dai calcoli solerti del virtuoso semplicemente per compiacere al
vostro gusto!
Opera ben fatta o meglio, fatta "ad arte", bisognerebbe dire, più che vera e propria opera d'arte. Ma se appartenete al genere di coloro che non amano ritrovare sempre, immancabilmente, solo se stessi in ogni cosa e che ricercano l'ignoto lo dove ogni prevedibile virtù e smarrita, ed ogni scienza ed esperienza sono condotte fuori dai limiti della vita, analitica e cartesiana, della coscienza; se, insomma , siete di coloro che non sono ancora stanchi di cercare tutti i mezzi disponibili a che possa compiersi il miracolo di liberarvi dal peso di voi stessi, entrate nei labirinti incantati dell'opera di Agostino Tulumello.
Ha il potere di incatenarvi, apparentemente concatenandovi a un ordine di assoluta precisione. un ordine matematico la cui "pura visibilità" provoca strani effetti sul riguardante, come di attrazione fatale verso geometrie perfette e complicate (frattali, euclidee, proiettive) di composizioni che, a ben guardare da vicino, catturano l'occhio in un campo, o fitto reticolo di percezioni multiple implicate e retrostanti in cui il colore, o l'espressione che si riferisce ai colori rilevava, con acutezza, già Francesco Carbone - non dipende tanto dalla sintassi del linguaggio comune, quanto piuttosto da una <<ricerca metascientifica delle graduazioni del colore rispetto alle variazioni sovrapposte delle proprie densità luminose>>. Le superfici dipinte di Agostino Tulumello posseggono una profondità caotica che risucchia lo sguardo. Esse sono rappresentazioni dell'oggetto tempo: oggetto in apparenza regolare... come un congegno "ad orologeria& quot; ma in profondità caotico come un minerale.
<< Prigioniero/della griglia /del tempo >> Agostino Tulumello definisce con questi suoi versi se stesso: << schiavo/ del dio /Kronos /legato /tra cielo e terra>>.
E' il tempo chiuso, il tempo ciclico degli astri tradotto dai nostri orologi, circolo vizioso degli eterni ritorni senza uscita; e il dio Kronos che si alimenta del suoi figli gli istanti, cronometra freddamente, inesorabilmente le "ripetizioni" e genera l'angoscia dell'assurdo. Siamo tutti prigionieri di semplici quadranti sui quali le lancette girano, segnando intervalli regolari e identici, frazioni matematiche di non vita, ossessionati dal Numero. Le lancette sempre in movimento, non conducono in nessun luogo.
<<Orologio, sinistro iddio, impassibile/spaventoso, il cui dito ci minaccia /e ci dice: "Ricordati!" (...) mormora tremila/seicento volte, ad ogni ora,il Secondo "Ricordati!">> sussurra insinuante il verso di Baudelaire. Il Tempo e nessun luogo, e memoria, il Tempo e regno d'ombre e di fantasmi.
<<Bevendo/filtri/magici/richiamo/fantasmi/passati/alla memoria>> scrive Agostino Tulumello nella sua poesia Lunghezza illimitata del tempo, mormorio ininterrotto, ossessione del numero, <<volevo rappresentare la lunghezza del tempo>> ci spiega l'artista, riferendosi ai suoi "Rotoli di carta lucida, inchiostri. II Tempo di sempre "Aveva pensato di utilizzare 60 m di carta lucida, trasparente, ci racconta, <<e questi 60 m farli scivolare in due assi sostenuti da due motorini girevoli in modo da far vedere il movimento del Tempo avvolgendolo in un ora verse destra e in un ora verso sinistra>>.
Far vedere il movimento avvolgente del Tempo, quel movimento che ci imprigiona nella sua griglia trasparente e vuota progettando, però, di riempirla attraverso una fitta texture di segni e di materia. Aveva suddiviso il rotolo in quadrati di 23 cm per 23 cm ed era giunto a contare in un solo quadrato quasi 5 mila piccole scritture. Dall'ossessione alla poesia di una folle sfida, riempire di se il tempo, <<non era più solamente un rotolo numerico e ossessivo ma diventava anche poetico (...) Doveva essere una sfida tra me e il tempo stesso>> confessa Agostino Tulumello.
Perché noi non subiamo il tempo ma lo viviamo, cioè lo assumiamo, e il tempo vissuto rappresenta un'interazione assai intima tra la forma matematica e il suo
contenuto esistenziale; la stessa vita è una sfida al tempo, sfida ostinata che non lascia traccia se non labili segnali di fughe dentro a un labirinto da cui nessuno evade.
Tuttavia, osservando il progresso dei lavori di questo artista, ascetico e metodico come un antico maestro artigiano intuirete oscuramente che non si tratta di riempire quanto, invero, di trans-figurare il tempo; trasmutare poco a poco, il mormorio in musica, la trasparenza in colore, lo scorrimento in discorso, la parola in poesia, il fluire della vita in pienezza istantanea. Le sue "partiture" sono già, in certo senso, icone di tempo esattamente come può esserlo un'esecuzione musicale in grigliata nella partitura ove si iscrivono le parti, per le singole voci e strumenti, da eseguirsi simultaneamente. Ecco, voi avvertite nella "simultaneità" della visione, fissata sulla superficie di tela o di carta, il concetto di tempo, il suo complicarsi tutto nel presente, o nella totalità simultanea dell'opera. E' cosi che Tulumello perviene allora a produrre vere e proprie "icone di tempo" apparizioni statiche del suo in apparente-trasparente divenire; ipostasi visive nelle quali si "complica" l'infinita pluralità di assenze che imprimono orme, impronte e suggelli nella carne, flagrante presenza della vita, allo stesso modo che in quella apparente dell'arte.
<<Guardare il fiume fatto di tempo e d'acqua /e ricordare che il tempo e un altro fiume>>, recita Borges nella sua "Arte poetica". Può darsi che anche voi guardando queste "icone" di Agostino Tulumello e inseguendo i grafemi della parola "tempo" rimodulati in una variazione, tendenzialmente illimitata, di accordi armonici di più graduazioni cromatiche, ordite in trame di intrecci segnici molecolari, come un fitto reticolo di microscritture invisibili che perciò, rendono critico il messaggio in esse, per cosi dire, in-scritto; può darsi che mentre guardando, e ricordando di avere già letto quell'oscuro messaggio, anche voi, scandendo coi vostri occhi una per una le visioni densissime di questa iconostasi, vediate a un certo punto “l'eternità del fiume" il tempo di sempre. Abbiate come l'impressione di vedervelo sfogliarsi a caso davanti a voi. Strano effetto, nel senso che vi estrania da voi stessi e da lla quotidianità successione del ritmo regolato, monotono, ordinato e ordinario del tempo in cui sente di essere imprigionata la vostra vita.
A proposito, Jorge Borges nel racconto "il tempo e J.W.Dunne" scrive: << I teologi definiscono l'eternità come il simultaneo e lucido possesso di tutti gli istanti del tempo e la dichiarano uno degli attributi divini. Dunne, in modo sorprendente, suppone che l'eternità sia gli nostra e che i sogni notturni la confermino in essi, secondo lui, confluiscono il passato immediato e l'immediato future. Nella veglia percorriamo a una velocità uniforme il tempo successivo; nel sogno abbracciamo un'estensione che può essere vastissima.... (Schopenhauer già scrisse che la vita e i sogni erano fogli di uno stesso libro, e che leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso, sognare)>>.
E se Agostino Tulumello, in modo sorprendente, alla fine ci avesse posto come in presenza appunto di tanti fogli sparsi, frammenti ritagliati a caso? Quasi fossimo in ascolto di intervalli sonori, interrotti, senza tempo, eppure da sempre incisi nell`avvolgente nastro magnetico del tempo?
Opera ben fatta o meglio, fatta "ad arte", bisognerebbe dire, più che vera e propria opera d'arte. Ma se appartenete al genere di coloro che non amano ritrovare sempre, immancabilmente, solo se stessi in ogni cosa e che ricercano l'ignoto lo dove ogni prevedibile virtù e smarrita, ed ogni scienza ed esperienza sono condotte fuori dai limiti della vita, analitica e cartesiana, della coscienza; se, insomma , siete di coloro che non sono ancora stanchi di cercare tutti i mezzi disponibili a che possa compiersi il miracolo di liberarvi dal peso di voi stessi, entrate nei labirinti incantati dell'opera di Agostino Tulumello.
Ha il potere di incatenarvi, apparentemente concatenandovi a un ordine di assoluta precisione. un ordine matematico la cui "pura visibilità" provoca strani effetti sul riguardante, come di attrazione fatale verso geometrie perfette e complicate (frattali, euclidee, proiettive) di composizioni che, a ben guardare da vicino, catturano l'occhio in un campo, o fitto reticolo di percezioni multiple implicate e retrostanti in cui il colore, o l'espressione che si riferisce ai colori rilevava, con acutezza, già Francesco Carbone - non dipende tanto dalla sintassi del linguaggio comune, quanto piuttosto da una <<ricerca metascientifica delle graduazioni del colore rispetto alle variazioni sovrapposte delle proprie densità luminose>>. Le superfici dipinte di Agostino Tulumello posseggono una profondità caotica che risucchia lo sguardo. Esse sono rappresentazioni dell'oggetto tempo: oggetto in apparenza regolare... come un congegno "ad orologeria& quot; ma in profondità caotico come un minerale.
<< Prigioniero/della griglia /del tempo >> Agostino Tulumello definisce con questi suoi versi se stesso: << schiavo/ del dio /Kronos /legato /tra cielo e terra>>.
E' il tempo chiuso, il tempo ciclico degli astri tradotto dai nostri orologi, circolo vizioso degli eterni ritorni senza uscita; e il dio Kronos che si alimenta del suoi figli gli istanti, cronometra freddamente, inesorabilmente le "ripetizioni" e genera l'angoscia dell'assurdo. Siamo tutti prigionieri di semplici quadranti sui quali le lancette girano, segnando intervalli regolari e identici, frazioni matematiche di non vita, ossessionati dal Numero. Le lancette sempre in movimento, non conducono in nessun luogo.
<<Orologio, sinistro iddio, impassibile/spaventoso, il cui dito ci minaccia /e ci dice: "Ricordati!" (...) mormora tremila/seicento volte, ad ogni ora,il Secondo "Ricordati!">> sussurra insinuante il verso di Baudelaire. Il Tempo e nessun luogo, e memoria, il Tempo e regno d'ombre e di fantasmi.
<<Bevendo/filtri/magici/richiamo/fantasmi/passati/alla memoria>> scrive Agostino Tulumello nella sua poesia Lunghezza illimitata del tempo, mormorio ininterrotto, ossessione del numero, <<volevo rappresentare la lunghezza del tempo>> ci spiega l'artista, riferendosi ai suoi "Rotoli di carta lucida, inchiostri. II Tempo di sempre "Aveva pensato di utilizzare 60 m di carta lucida, trasparente, ci racconta, <<e questi 60 m farli scivolare in due assi sostenuti da due motorini girevoli in modo da far vedere il movimento del Tempo avvolgendolo in un ora verse destra e in un ora verso sinistra>>.
Far vedere il movimento avvolgente del Tempo, quel movimento che ci imprigiona nella sua griglia trasparente e vuota progettando, però, di riempirla attraverso una fitta texture di segni e di materia. Aveva suddiviso il rotolo in quadrati di 23 cm per 23 cm ed era giunto a contare in un solo quadrato quasi 5 mila piccole scritture. Dall'ossessione alla poesia di una folle sfida, riempire di se il tempo, <<non era più solamente un rotolo numerico e ossessivo ma diventava anche poetico (...) Doveva essere una sfida tra me e il tempo stesso>> confessa Agostino Tulumello.
Perché noi non subiamo il tempo ma lo viviamo, cioè lo assumiamo, e il tempo vissuto rappresenta un'interazione assai intima tra la forma matematica e il suo
contenuto esistenziale; la stessa vita è una sfida al tempo, sfida ostinata che non lascia traccia se non labili segnali di fughe dentro a un labirinto da cui nessuno evade.
Tuttavia, osservando il progresso dei lavori di questo artista, ascetico e metodico come un antico maestro artigiano intuirete oscuramente che non si tratta di riempire quanto, invero, di trans-figurare il tempo; trasmutare poco a poco, il mormorio in musica, la trasparenza in colore, lo scorrimento in discorso, la parola in poesia, il fluire della vita in pienezza istantanea. Le sue "partiture" sono già, in certo senso, icone di tempo esattamente come può esserlo un'esecuzione musicale in grigliata nella partitura ove si iscrivono le parti, per le singole voci e strumenti, da eseguirsi simultaneamente. Ecco, voi avvertite nella "simultaneità" della visione, fissata sulla superficie di tela o di carta, il concetto di tempo, il suo complicarsi tutto nel presente, o nella totalità simultanea dell'opera. E' cosi che Tulumello perviene allora a produrre vere e proprie "icone di tempo" apparizioni statiche del suo in apparente-trasparente divenire; ipostasi visive nelle quali si "complica" l'infinita pluralità di assenze che imprimono orme, impronte e suggelli nella carne, flagrante presenza della vita, allo stesso modo che in quella apparente dell'arte.
<<Guardare il fiume fatto di tempo e d'acqua /e ricordare che il tempo e un altro fiume>>, recita Borges nella sua "Arte poetica". Può darsi che anche voi guardando queste "icone" di Agostino Tulumello e inseguendo i grafemi della parola "tempo" rimodulati in una variazione, tendenzialmente illimitata, di accordi armonici di più graduazioni cromatiche, ordite in trame di intrecci segnici molecolari, come un fitto reticolo di microscritture invisibili che perciò, rendono critico il messaggio in esse, per cosi dire, in-scritto; può darsi che mentre guardando, e ricordando di avere già letto quell'oscuro messaggio, anche voi, scandendo coi vostri occhi una per una le visioni densissime di questa iconostasi, vediate a un certo punto “l'eternità del fiume" il tempo di sempre. Abbiate come l'impressione di vedervelo sfogliarsi a caso davanti a voi. Strano effetto, nel senso che vi estrania da voi stessi e da lla quotidianità successione del ritmo regolato, monotono, ordinato e ordinario del tempo in cui sente di essere imprigionata la vostra vita.
A proposito, Jorge Borges nel racconto "il tempo e J.W.Dunne" scrive: << I teologi definiscono l'eternità come il simultaneo e lucido possesso di tutti gli istanti del tempo e la dichiarano uno degli attributi divini. Dunne, in modo sorprendente, suppone che l'eternità sia gli nostra e che i sogni notturni la confermino in essi, secondo lui, confluiscono il passato immediato e l'immediato future. Nella veglia percorriamo a una velocità uniforme il tempo successivo; nel sogno abbracciamo un'estensione che può essere vastissima.... (Schopenhauer già scrisse che la vita e i sogni erano fogli di uno stesso libro, e che leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso, sognare)>>.
E se Agostino Tulumello, in modo sorprendente, alla fine ci avesse posto come in presenza appunto di tanti fogli sparsi, frammenti ritagliati a caso? Quasi fossimo in ascolto di intervalli sonori, interrotti, senza tempo, eppure da sempre incisi nell`avvolgente nastro magnetico del tempo?
Beniamino Vizzini

