Renato Spagnoli - 9 dicembre 2000
testo critico di Cristina Olivieri
RENATO SPAGNOLI
OPERE
testo critico di
Cristina Olivieri
inaugurazione
sabato 9 dicembre 2000
ore 18
fino al 10 gennaio 2001
dal lunedì al sabato
ore 18 - 20
Quarta Dimensione
Quarta dimensione, binomio di tempo e
pensiero. Gioco di trasparenze, di omonimie che rimandano alle elaborazioni di
una ricerca artistica, in atto dagli anni Sessanta.
Il vuoto come evento dinamico è il principio della scultura di Spagnoli che
nasce dalla coscienza della plausibilità di un ambiente globale in cui avviene
la riunificazione , l’interazione di forma e pensiero. La sua ricerca si
configura ora, non tanto in senso astratto quanto mentale, anzi concettuale di
derivazione costruttivista. Il linguaggio strutturale autonomo delle forme
visive resta la sua costante più forte che ripropone in un rigorismo assoluto
di tecnica e geometrie misurate, i temi della virtualità, della trasparenza, e
dell’ambiguità di forme, dominanti ma variabili in tutta la sua ricerca.
Limiti e confini spaziali che non possono essere travalicati. Geometrie
«dispotiche» di immagini reali e virtuali che consentono di far scivolare la
mente dell’osservatore attraverso le linee e gli angoli che si intersecano
nitidi, puri, statici nei volumi poggiati su basi in legno grigio, neutri.
Lo studio di Spagnoli si inserisce all’interno della riflessione sul ruolo e la
funzione dell’arte e dell’artista nella realtà che proprio nei primi anni
Sessanta concepisce l’opera d’arte non più come ente autonomo. Quest’idea viene
decisamente messa in discussione e pensata mediante strutture spaziali che
circoscrivono perimetri d’aria, forme traforate in cui circonda l’atmosfera,
fino alla trasformazione dello spazio in luogo, in relazione al contesto. Richiamandosi
all’ipotesi dell’avanguardia storica di ambito funzionalista, Spagnoli segue il
richiamo di un’arte come messaggio tra soggetto e soggetto mediante immagini
mentali che in una catena infinita di significati, rimandano al vuoto da cui si
originano.
L’artista attua un’interrogazione costante sulla problematicità e complessità
del nostro tempo, nell’impegno sul fronte non ideologico o teorico, quanto sul
piano della verità molteplice e non assertiva del divenire, non rinunciando pur
tuttavia, a progettare, cercare nuovi itinerari, in una geometria perplessa, di
figure inquiete precarie, parziali, talvolta ambigue, esiti di una tensione
sostanziale. Volumi che nascono dallo sviluppo tridimensionale di forme già
studiate in pittura, che si materializzano per occupare lo spazio, alludendo a
forme possibili, praticabili, espressioni dinamiche del vuoto come campo fisico
in cui interagiscono le forze. In quest’esposizione sono le sculture di un
armonico squilibrio, di un’alterazione dell’ortogonalità che spiazzano ancora
una volta, e con rinnovata forza di linguaggio, le attese dell’osservatore.
Disegni che dalla «S» (studio) si complicano in una rete di interconnessioni
che condensa come la struttura dei cristalli, solidi ma trasparenti, quasi
interpretabili, forse evocativi tanto da poter rivelare la morfologia
relazionale del mondo.
Cristina Olivieri

