2007-06-16 - Linguaggi del corpo
Mostra exurcus sulle diverse tematiche e sui diversi linguaggi legati al “corpo” nell’arte contemporanea.
linguaggi del corpo
Opere di:
jacopo
benassi, urs lüthi, joseph beuys, giuseppe chiari, bruce
nauman, hermann nitsch, gina pane, michelangelo pistoletto, arnulf
rainer, giuliano sturli, giovanna torresin, ampelio zappalorto.
periodo
16
-30 giugno 2007 (prolungata al 14 Luglio)
titolo
linguaggi
del corpo
artisti
in mostra
Jacopo
Benassi, Urs Lüthi, Joseph Beuys, Giuseppe Chiari, Bruce Nauman,
Hermann Nitsch, Gina Pane, Michelangelo Pistoletto, Arnulf Rainer,
Giuliano Sturli, Giovanna Torresin, Ampelio Zappalorto
inaugurazione
sabato
16
giugno 2007,
ore 18
notizie
Sono
presenti dodici artisti di diverse nazionalità: artisti
storici consacrati, rappresentanti di alcuni dei differenti modi di
interpretare questa particolare tematica e di utilizzo di tali
linguaggi, Urs
Lüthi, Joseph Beuys, Giuseppe Chiari, Bruce Nauman (con una
video-azione del 1967), Hermann Nitsch, Gina Pane, Michelangelo
Pistoletto, Arnulf Rainer e Giuliano Sturli (con una
video-performance del 1984 e un dittico fotografico del 1975);
ed
artisti più giovani che si confrontano con questo specifico
strumento espressivo, Giovanna Torresin, Ampelio Zappalorto (con un
dittico fotografico di grande impatto visivo) e Jacopo Benassi, del
quale è allegata immagine dell’opera in mostra.
testo
di presentazione
1.
Il corpo come linguaggio, linguaggi del corpo. La scelta del corpo
come mezzo di espressione. Il corpo come matrice primaria, primo
strumento a portata di mano per conoscersi ed esprimersi, per
comunicare e per agire esteticamente; la grande varietà dei
suoi linguaggi. 2.
Una sperimentazione continua, la sperimentazione per eccellenza. Il
“corpo artistico”, mutante, contaminato, teso verso un nuovo
sentire: Happening,
Wiener
Aktionismus,
Performance
Art,
Arte
comportamentale,
Punk
e Cyberpunk,
Body
Art …
corpo
postorganico
e postumano,
tra organico
e inorganico.
3.
Il corpo (auto)esibizionisticamente, talvolta narcisisticamente,
amato–odiato. Una sacralità gestuale rituale e cerimoniale,
codificata. 4.
<<Alla base […] c’è la necessità (ciò
che non può non essere) inappagata di un amore che si estende
illimitatamente nel tempo (la durata), il bisogno di essere amati
comunque, per quello che si è e per quello che si vorrebbe
essere, con diritti illimitati (di qui la delusione e il fallimento
inevitabili): quel che si chiama amore
primario>>.
5.
Un’idea di arte che si affianca a quella di ”opera d’arte
totale”: opera come espressione della vita stessa… attraverso il
corpo, fa della vita il suo campo d’azione. Attraverso la vita, fa
del corpo il suo strumento d’azione. 6.
Una ricerca non lontana da quella Concettuale,
quindi verso una prospettiva di liberazione del linguaggio, inteso
come forma dell’azione umana e viceversa. Il linguaggio non è
solo semplicemente strumento da utilizzare, ma costituisce anche una
forma di comportamento, agisce. 7.
Una processualità operativa sempre rigorosa e risoluta,
programmata, progettuale. 8.
<<La “nozione di performativo”, nel suo potenziale, come
consapevolezza intenzionale e costituente; quindi una procedura
convenzionale, cioè un atto pubblico e non un’espressione
privata della mente>>. 9.
Un’arte che si consegna necessariamente e inevitabilmente ad un
pubblico, richiesto per sancire l’evento. Verso un effetto
catartico, alla cui base stanno le conoscenze psicoanalitiche. 10.
Un’arte crudele e radicale, talvolta sconcertante, estrema, che ha
scardinato i canoni estetici classici. E così, il concetto
inquietante di distruzione volontaria della propria integrità
fisica, nell’immagine ma soprattutto nel corpo, col rischio
inevitabile di provocare danni fisici temporanei se non definitivi,
attraverso il dolore va verso la morte, quindi verso il “desiderio
di vincere la morte”. 11.
Corpo “specchio di un universo corruttibile, verminoso,
putrescente, centro ossessivo di un immaginario tutto rivolto alla
speranza della vita ultraterrena”. Sangue come celebrazione delle
“brame di autopunizione” e delle “ansie di salvazione”. 12.
Il corpo come vero territorio del confronto e dello scambio, come
luogo di ricerca della propria identità, verso la conoscenza e
la comprensione. Metafora dell’attuale “miseria sensitiva ed
affettiva”.
Mario Commone
immagine
allegata
Jacopo
Benassi, Senza titolo, 2006

